La nuova Carta del docente: cosa cambia davvero

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di Team CampuStore

La nuova Carta del docente: cosa cambia davvero per insegnanti e scuole

Per quasi dieci anni è stata una delle misure più riconoscibili della politica scolastica italiana: 500 euro all’anno per la formazione degli insegnanti. Oggi, però, la Carta del docente non è più esattamente quella introdotta nel 2015.

Tra sentenze, pressioni sindacali e interventi legislativi, il bonus destinato alla formazione dei docenti è stato progressivamente trasformato. Il risultato è una Carta più inclusiva ma anche più regolata, con una platea ampliata e un importo individuale ridotto.

La Carta elettronica del docente, il bonus destinato alla formazione professionale degli insegnanti della scuola statale, entra dal 2025-2026 in una nuova fase normativa. La misura, nata come strumento simbolo della riforma della scuola del 2015, è stata profondamente rivista negli ultimi due anni: è cambiata la platea dei beneficiari, sono state ridefinite le modalità di finanziamento e sono stati introdotti nuovi vincoli di utilizzo.

Il risultato è una Carta del docente più ampia ma anche più regolata, che passa da bonus individuale stabile a strumento di politica pubblica modulato annualmente.

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In questo articolo, che è un lungo approfondimento, prendiamo in esame i seguenti argomenti (clicca su ciascuno per saltare direttamente alla sottosezione relativa):

Origine della misura: la Carta del docente e la “Buona Scuola”

La Carta del docente è stata istituita dall’articolo 1, comma 121, della legge 13 luglio 2015 n. 107, la riforma del sistema scolastico nota come “Buona Scuola”. Inizialmente la norma prevedeva un bonus annuale di 500 euro destinato ai docenti di ruolo delle scuole statali per sostenere la formazione continua e l’aggiornamento professionale.

La logica della misura era chiara: riconoscere l’obbligo di formazione permanente degli insegnanti e sostenerlo con un contributo individuale spendibile in autonomia per libri, corsi di formazione, strumenti digitali, biglietti per musei e attività culturali.

Fin dall’inizio, tuttavia, il provvedimento è stato accompagnato da un forte dibattito: la scelta di limitare il bonus ai soli docenti di ruolo ha generato numerosi ricorsi da parte dei precari e interventi della giurisprudenza italiana ed europea negli anni successivi.

Il percorso normativo verso la nuova Carta

Negli ultimi anni si è sviluppata una progressiva revisione del sistema, dovuta sia a decisioni politiche sia a interventi giudiziari.

1. Prime aperture ai precari

Un primo passo è stato compiuto con il decreto-legge n. 69 del 2023, che ha riconosciuto temporaneamente la Carta ai supplenti annuali su posto vacante.

Tuttavia la misura era limitata a un solo anno scolastico e non risolveva in modo strutturale la questione dell’accesso dei docenti non di ruolo.

2. La riforma strutturale della legge di bilancio 2025

Il cambiamento decisivo è arrivato con la legge 30 dicembre 2024 n. 207 (Legge di Bilancio 2025), che ha modificato la norma istitutiva della Carta. La riforma ha introdotto due elementi chiave:

  • estensione permanente della Carta ai docenti con contratto annuale fino al 31 agosto, quindi anche ai precari su posto vacante;
  • trasformazione dell’importo da fisso a variabile, stabilito ogni anno con decreto ministeriale in base alle risorse disponibili e al numero dei beneficiari.

Contestualmente il fondo complessivo destinato alla misura è stato aumentato (circa 400 milioni di euro annui) per sostenere l’ampliamento della platea.

3. Ulteriore ampliamento nel 2025

Successivi interventi normativi hanno ampliato ulteriormente il beneficio.
Un emendamento al decreto-legge n. 127 del 2025 ha esteso il diritto anche ai docenti con supplenza fino al 30 giugno e al personale educativo di convitti ed educandati.

In questo modo la Carta del docente arriva a coinvolgere una platea che si avvicina al milione di lavoratori della scuola, includendo una parte consistente del precariato.

Restano invece esclusi — almeno per ora — i docenti con supplenze brevi o temporanee, anche se il tema continua a essere oggetto di contenziosi.

La nuova Carta del docente 2025-2026: caratteristiche principali

Importo

L’effetto più evidente dell’ampliamento della platea è la riduzione del bonus individuale.

Se nella versione originaria la Carta prevedeva 500 euro fissi all’anno, nel primo anno della riforma (2025-2026) l’importo è sceso a circa 380 euro per docente.

Il fondo complessivo destinato alla misura resta consistente — circa 400 milioni di euro annui — ma deve essere distribuito tra molti più beneficiari.

  • Carta originaria (2016-2024): 500 euro annui fissi
  • Carta riformata (2025-2026): 383 euro circa per docente.

Inoltre la cifra non è più stabilita rigidamente dalla legge, ma determinata ogni anno da un decreto del Ministero dell’Istruzione e del Merito, d’intesa con il Ministero dell’Economia.

Durata del credito

Il credito non deve essere utilizzato entro l’anno scolastico: può essere speso entro due anni scolastici, con scadenza generalmente fissata al 31 agosto del secondo anno successivo.

Modalità di accesso

La Carta continua a funzionare tramite la piattaforma online dedicata del Ministero, accessibile con identità digitale (SPID o analoghi strumenti).

I nuovi beneficiari: chi può riceverla oggi

Con la riforma la Carta del docente non è più limitata agli insegnanti di ruolo.

Oggi può essere assegnata a:

  • docenti di ruolo delle scuole statali;
  • docenti con supplenza annuale su posto vacante fino al 31 agosto;
  • docenti con incarico fino al 30 giugno (termine delle attività didattiche);
  • personale educativo dei convitti e degli educandati statali.

Restano invece ancora esclusi — almeno nella normativa vigente — i docenti con supplenze brevi o saltuarie, sebbene varie sentenze abbiano riconosciuto il diritto anche a queste categorie sulla base del principio europeo di parità di trattamento.

Nuovi vincoli formali e regole di utilizzo

La riforma ha introdotto anche alcune limitazioni più precise sull’uso delle risorse.

1. Regole sugli acquisti tecnologici

Per hardware e software (computer, tablet ecc.) l’acquisto è ora limitato a una volta ogni quattro anni, salvo casi particolari legati alla prima erogazione del bonus.

2. Maggior controllo amministrativo

Un decreto interministeriale annuale definisce:

  • criteri di assegnazione;
  • importo della carta;
  • modalità di utilizzo delle somme.

Questo rafforza il controllo pubblico sull’uso delle risorse e sulla sostenibilità finanziaria della misura.

3. Nuove tipologie di spesa

Tra le spese ammissibili sono state introdotte anche alcune novità, come servizi collegati alla mobilità o al trasporto per attività formative.

Tabella riassuntiva principali differenze

Carta originaria (2016-2024) Nuova Carta (dal 2025)
Bonus fisso di 500 euroImporto variabile (circa 383 euro nel 2025-26)
Solo docenti di ruolo Ruolo+ precari annuali e al 30 giugno
Platea circa 700 mila insegnantiPlatea vicina a 1 milione di beneficiari
Regole di spesa relativamente ampieVincoli più precisi su hardware e utilizzo
Normativa stabileImporto definito annualmente con decreto

Un cambiamento anche culturale

La trasformazione della Carta del docente riflette un mutamento più ampio nel modo in cui lo Stato interpreta la formazione degli insegnanti.

Da bonus individuale rivolto principalmente al personale stabile, la misura è diventata uno strumento di sistema, pensato per coinvolgere anche una parte consistente del precariato scolastico.

Il rovescio della medaglia è la riduzione dell’importo individuale e una maggiore regolazione dell’utilizzo delle risorse.

In altre parole, la nuova Carta del docente segna il passaggio da una politica di incentivo relativamente semplice a una politica pubblica più inclusiva, ma anche più complessa, che dovrà ora dimostrare di saper sostenere davvero la qualità della formazione professionale nella scuola italiana.

 

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